I nuovi SUV Osca di DR Automobili segnano uno dei ritorni più affascinanti dell'automobilismo italiano recente. O.S.C.A. — Officine Specializzate Costruzione Automobili — è un nome che per vent'anni ha rappresentato l'artigianalità sportiva italiana ai massimi livelli, ed è rimasto in silenzio per oltre mezzo secolo.
Oggi quel silenzio si è interrotto: il gruppo di Massimo Di Risio ha riportato in vita il marchio con una nuova gamma di SUV coupé che unisce il prestigio della storia italiana a tecnologie contemporanee, dentro un progetto che ha un'ambizione dichiarata — riportare in Italia non solo un nome, ma un modo tutto italiano di fare automobili. Una vicenda che merita di essere raccontata dall'inizio.
Per capire il peso di questo ritorno bisogna tornare al 1947. Ernesto, Ettore e Bindo Maserati, conclusa l'esperienza nell'azienda che portava il loro cognome, fondano a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, un nuovo costruttore dedicato alle vetture sportive di piccola cilindrata. Le O.S.C.A. diventano rapidamente protagoniste delle competizioni: leggere, raffinate, curate come strumenti di precisione, colgono risultati straordinari per un'azienda di dimensioni artigianali, inclusa la vittoria assoluta alla 12 Ore di Sebring del 1954 con la celebre MT4 — una vetturetta bolognese capace di battere avversarie ben più potenti, nel modo più italiano che ci sia: con l'ingegno.
Il marchio resta attivo fino al 1967, poi la produzione si ferma e O.S.C.A. entra nella leggenda del motorismo emiliano-romagnolo. È un'eredità precisa: non il lusso per il lusso, ma la sportività costruita con competenza tecnica e mani sapienti. Ed è esattamente il territorio su cui il nuovo corso ha scelto di posizionarsi.
La rinascita di Osca Automobili prende forma all'interno di Historic Italian Brands, il progetto con cui DR Automobiles Groupe riporta in attività i grandi marchi storici italiani, a partire da Itala e Osca. Il piano industriale ha un nome che è già un manifesto — Fabbrica Italia — e prevede due nuovi impianti a Macchia d'Isernia dedicati esclusivamente ai due marchi: produzione in Italia, filiera in Italia, con l'obiettivo dichiarato di generare almeno il 50% del valore nel nostro Paese.
Il modello è chiaro: basi tecniche internazionali già collaudate, su cui l'identità del prodotto viene costruita da eccellenze italiane. Il design e lo sviluppo fanno capo al centro ricerca del gruppo guidato da Roberto Fedeli, ingegnere con un lungo passato nelle sportive italiane di vertice; la componentistica parla la lingua dei fornitori simbolo del made in Italy, da Pirelli per gli pneumatici a Recaro e Alcantara per l'abitacolo. Non un'operazione di nostalgia, ma un progetto industriale che scommette sul saper fare italiano.
I primi modelli del nuovo corso sono due SUV coupé, MT6 e MT8, una sigla che riprende volutamente la nomenclatura storica del marchio. E il programma non si ferma alle ruote alte: è già stata annunciata anche una coupé ad alte prestazioni che vuole raccogliere l'eredità delle vetture da corsa dei fratelli Maserati.
La MT6 apre la strada: un SUV coupé compatto da 4,51 metri con linea del tetto fortemente inclinata, grande griglia con finitura effetto carbonio e gruppi ottici full LED. La motorizzazione è un 1.5 turbo da 180 CV, l'assetto è specifico, con pneumatici sportivi Pirelli P Zero su cerchi da 21 pollici. La formula commerciale è netta e in controtendenza: dotazione full optional di serie, dove il cliente interviene solo sulla personalizzazione estetica e sulle finiture — l'auto arriva già completa, come un abito sartoriale.
Al suo fianco la MT8, il modello superiore della gamma: un crossover coupé da 4,87 metri definito dall'azienda "Sportover di classe", con motore 2.0 turbo e disponibile anche con trazione integrale predittiva. I primi esemplari hanno già debuttato pubblicamente in un contesto che è tutto un programma: affiancando la carovana della 1000 Miglia, la corsa più bella del mondo, dove la nuova gamma ha sfilato accanto alla storica MT4 Siluro. Passato e presente del marchio, insieme, sulle strade italiane.
Non è un dettaglio che la nuova identità del marchio sia stata svelata sul circuito di Imola: il ritorno di Osca nella Motor Valley esattamente dove è nato, nel cuore della terra dei motori tra Bologna e la Romagna, la regione che al mondo significa automobili fatte con passione. E il legame con il territorio è già realtà: in occasione del lancio ha debuttato a Milano Marittima il primo temporary showroom OSCA, realizzato in collaborazione con il Gruppo Sva Dakar, punto di riferimento per l'Emilia-Romagna con sedi a Ravenna, Bologna e Savignano sul Rubicone.
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